NON SOLO SAFARI: IN KENYA SI SCOPRONO MIX DI CULTURE E DI PAESAGGI INASPETTATI

NON SOLO SAFARI: IN KENYA SI SCOPRONO MIX DI CULTURE E DI PAESAGGI INASPETTATI

Il Kenya non è solo Safari: è avventura nelle città, è un mix di culture, è (a volte) non sentirsi proprio sicuri ovunque, è sapersi adattare, è colori, suoni e sapori. Da Bari, aeroporto di partenza, si arriva a Nairobi con uno scalo su Istanbul. La prima cosa che mi ha colpito di questa città è che non ha un vero e proprio centro ma tanti centri dislocati tra loro (come se fosse un agglomerato di città messe insieme sotto uno stesso nome). Per questo bisogna capire bene dove dormire e come spostarsi per evitare di incappare in zone poco raccomandate. Per il resto ci si può godere a pieno una cultura che è il risultato dell’incontro tra India, Europa e America. Ma andiamo con ordine. 

 

Il Kenya comincia la sua storia moderna con lo sbarco di Vasco da Gama, quando era diretto nelle Indie Orientali. Nel corso degli anni si è passati dalla dominazione portoghese a quella britannica, fino all’indipendenza nel 1963. L’India si è sempre fatta sentire grazie agli intensi rapporti commerciali e la condivisione dello stesso Oceano, quello Indiano. Anche se è generalmente considerato un paese “pericoloso” di fatto è molto tranquillo, basta evitare zone poco illuminate e mal frequentate, non andare in giro vestiti troppo appariscenti o con gioielli addosso, ed evitare assembramenti o proteste (cosa non poco frequente nel corso degli ultimi mesi). Il mio viaggio è cominciato da Nairobi, la capitale, una città che non ha un vero e proprio centro (come siamo abituati noi e da cui si distingue la periferia) ma è bensì un ricco agglomerato di più centri, come se fossero tante città messe insieme. Occorre dunque conoscere bene le zone dove non addentrarsi e muoversi con i taxi (che hanno un costo molto basso). Da non perdere di sicuro il National Museum of Kenya, e il rettilario (per chi non ha paura dei serpenti!). Qui potrete trovare tante curiosità sulla nascita della civiltà nel territorio della Rift Valley, con tante ricostruzioni in scala sull’evoluzione della specie umana e di tutti gli animali che hanno popolato storicamente la regione, dal Mammut ai piccoli volatili. Molto bello anche il parco che circonda il museo, dove poter fare una pausa e mangiare qualcosa. 

 

Da Nairobi sono andata verso nord ovest, per cominciare la parte dedicata al Safari. Mi sono affidata ad un’agenzia trovata tramite Get your Guide: da sottolineare che è la parte più costosa del viaggio ma ha incluso pernotto e pasti. Si può scegliere se fare il tour con una jeep o con un mini bus, sempre con guida locale in inglese, e il prezzo varia soprattutto a seconda di dove si decide di dormire: in campeggi più o meno lussuosi ma sempre nella stessa area. La mia scelta è stata la più economica: ho dormito in tende attrezzate alle porte del Masai Mara, e mangiato con le popolazioni locali. Qui è necessario adattarsi:

 

  • Le scimmie vengono a fare visita alle tende, vivendo libere tra la vegetazione (chiudere sempre le tende per evitare che frughino tra le vostre cose!!!)
  • Evitare acqua non in bottiglia, o preferire tè caldo fatto con acqua bollita
  • Portarsi medicinali (anche qualcosa contro il mal di macchina, dovendo fare per ore strade sterrate in jeep)
  • Evitare cibi troppo elaborati o non cotti
  • Crema solare e cappello perché durante il safari ci si scotta!
  • Evitare di portarsi troppe cose, bastano vestiti semplici e a strati

    Una volta che si comincia il Safari non si è abbastanza preparati alle mille emozioni che ti travolgono: sembra che il cartone animato del Re Leone prenda vita. Gli odori della natura sono inebrianti, la luce e la vegetazione sono uniche, fatte di sfumature che vanno dal verde al giallo, e i tramonti da togliere il fiato. Gli animali vivono tranquillamente insieme all’uomo, essendo abituati ai tour guidati fin da piccoli. Non si scende mai dalla macchina se non in rari casi, quindi si è sempre al sicuro da leoni, leonesse e soprattutto dai temibili rinoceronti ed ippopotami. Una tappa al tramonto intermedia è stata quella al villaggio Masai Mara non inclusa (come costo) nel tour: si entra nelle capanne di fango, si può parlare con le persone locali e vedere come vivono. In alcune parti della visita ci sono dei momenti in cui è evidente che si siano organizzati una sorta d mini show-tour per turisti, ma vivere l’esperienza della visita al villaggio merita sicuramente. Unica cosa da notare: sono un pò insistenti nel voler vendere oggetti africani spacciati per artigianato locale e bisogna essere molto decisi se non si vuole acquistare. Consiglio anche un mini safari al Lake Nakuru per vedere i rinoceronti, le zebre e tanti, tantissimi volatili di tute le dimensioni.

    Il viaggio è proseguito verso sud, lungo la costa con un bus da Nairobi a Mombasa. Un bus senza aria condizionata, per oltre 10 ore sotto il sole a cui non ero preparata. Da qualche anno però c’è un unico treno cinese che permette a tutti di arrivare più comodamente a sud, ma è consigliabile prenotarlo con molto anticipo essendoci pochi posti. Per fortuna al ritorno il posto c’era e sono riuscita a viaggiare più comodamente dell’andata. Una volta arrivata a Mombasa lo scenario cambia: sembra di essere arrivati in India. TukTuk colorati, odori forti, caos nelle vie principali e tanto rumore. La città è consigliabile visitarla con guide certificate: la mia era preparatissima (trovate il suo contatto nella LonelyPlanet, è l’unico in quella del 2022), pronta a rispondere a tutte le mie domande e a non tralasciare nessun luogo della città (dall’ingresso a forma di corna di elefante, fino all’albero più antico e grande della città, dal mercato alla baia dove alcuni artigiani del luogo riparano le imbarcazioni per la pesca). Bellissima la visita al tempio induista e il pranzo di pesce lungo la baia, nella zona del mercato (dove è stato girato il famoso film di Leonardo di Caprio “Inception”.

    Ultima tappa Diani Beach: zona costiera molto affascinante, dove poter vivere distese infinite di spiagge bianche, circondati da palme, ristoranti vista mare e residenze di lusso. Tutto molto accessibile seppur esclusivo: in questa zona è possibile soggiornare e mangiare con poco, spostandosi facilmente con i Tuk-Tuk (con i quali bisogna sempre contrattare!). Da qui è possibile prenotare visite in barca alle spiagge caraibiche, fare snorkeling con le tartarughe marine e visitare antichi villaggi di pescatori. Il mio alloggio era un appartamento poco distante dalla costa, immerso nella vegetazione e con delle simpatiche e golose scimmie che vivono tra le piante. E’ qui che inizia a sentirsi il mal d’Africa: vorresti fotografare con i ricordi ogni attimo per portarli sempre con te, senza che si sbiadiscano, senza alcuna modifica dettata dal tempo che passa. Si conosce la parte selvaggia, quella più semplice che si accompagna alla modernità leggermente stonata, e che fa venire voglia di restare per un periodo molto più lungo di quello programmato.

    Consiglio: attraversando da nord a sud la nazione è bene prepararsi a ari sbalzi di temperature e umidità. Il periodo più adatto è da gennaio a marzo e poi agosto e settembre. 
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